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LE ALFA ROMEO BRASILIANE

In questa sede parliamo di un caso veramente “sfizioso” che riguarda l’Alfa Romeo. Ovviamente non si tratta dell’Alfa dell’ultimo decennio, ma di quell’Alfa Romeo turbolenta e nella perenne ricerca di arginare il proprio passivo, che visse tra gli anni ’60 e gli anni ’80. A questo periodo risalgono le migliori intuizioni tecniche degli ingegneri di Arese (motore boxer, realizzazione del progetto Alfetta, testata Twin Spark), di questo periodo è anche la peggiore conflittualità negli ambienti produttivi. Tra i tanti, un episodio particolarmente “celato” segnò l’Alfa di questo periodo: l’accordo con la brasiliana FNM (fàbrica nacional de motores). La FNM nacque negli anni ’40 per la produzione di propulsori aeronautici. Tuttavia dopo pochi anni si convertì alla produzione di autoveicoli iniziando, nel ’49 a costruire autocarri Isotta – Fraschini su licenza. Gli Isotta furono quasi subito (1952) sostituiti con omologhi Alfa Romeo. L’accordo con l’Alfa del ’52 pose le basi affinchè la FNM si avvicinasse al mondo dell’automobile. Nel 1960 un’ulteriore intesa Alfa – FNM diede vita alle prime (e le uniche) Alfa Romeo “esotiche”. Da questa joint-venture, ormai dimenticata, siglata agli albori degli anni Sessanta, nacque una serie di tre modelli che portavano il marchio FNM, prima, e poi semplicemente Alfa Romeo. Nello specifico, si trattava della 2000, della 2150 e della 2300. Conosciamole…

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FNM 2000

Esordì nel 1961 col nome di FNM JK. Giusto per intenderci, la sigla JK erano le iniziali dell’allora presidente della repubblica brasiliana, che portava il nome, per noi quasi impronunciabile, di Juscelino Kubitschek. La vettura, che era una copia perfetta della nostra Alfa 2000 berlina, era montata a Xerém con componenti provenienti direttamente dal Portello. Il propulsore era il medesimo quattro cilindri bialbero 1975 cc che già equipaggiava la berlina italiana, modificato però nel rapporto di compressione affinchè non avesse controindicazioni funzionali nell’utilizzo della benzina brasiliana. La prima serie della berlina di prestigio italo- brasiliana vantava 95 cv di potenza massima e 155 km/h di velocità. Nel ’64 un golpe militare destituì il presidente Kubitschek e con lui anche la sigla JK dal modello FNM che divenne, così, semplicemente FNM 2000. Il 1966 è l’anno della 2000 TiMB. La sigla, sinceramente improponibile, era l’acronimo di Turismo Internazionale Modello Brasile. In questa versione il 2 litri erogava ben 160 cv grazie ad una serie di modifiche particolari tra cui l’adozione dell’alimentazione singola tramite due splendidi carburatori doppio-corpo. Nel 1968 l’Alfa acquisisce direttamente il controllo sulla FNM e l’anno dopo la 2000 uscirà di produzione sostituita dalla 2150. Della 2000 da segnalare la versione coupè denominata Onça.

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FNM 2150

Nel 1969 l’Alfa decise di dare una rinfrescata all’estetica della 2000 TiMB e colse anche l’occasione per dare al nuovo modello una meccanica ad hoc. La cilindrata del propulsore passo da 1975 a 2132 cc per erogare 125 cv e il cambio divenne a cinque rapporti (un’autentica meraviglia per gli automobilisti brasiliani abituati alle DKW a due tempi e al Maggiolino). Le modifiche estetiche si concentravano soprattutto nel frontale dove l’imponente scudo della 2000 fu sostituito con una nuova calandra bassa ed allungata ed un più discreto scudetto simile a quello delle nostre Alfa 1750 berlina del ’68. La 2150 restò sulla breccia per pochi anni. Nel 1974 fu sostituita da un modello totalmente nuovo, la 2300, dotata di una meccanica di ancor maggior prestigio e di una carrozzeria più moderna.

FNM ALFA ROMEO 2300

La 2300 è sicuramente il più curioso dei modelli FNM – Alfa Romeo. Commercializzata come Alfa Romeo, sancì la prematura scomparsa del marchio FNM. L’estetica della nuova berlina di rango brasiliana era molto simile a quella dell’Alfetta. In realtà, le vetture erano profondamente diverse sul piano tecnico. Innanzitutto le dimensioni. L’Alfetta vantava una lunghezza massima compresa tra 424 cm della prima versione e 450 della serie Li America, larghezza compresa tra 162 e 164 cm e passo di 251 cm. L’Alfa Romeo 2300 misurava, invece, 471 cm di lunghezza, 169 di larghezza e ben 273 cm di passo! Praticamente le dimensioni di una grossa vettura di prestigio e sicuramente più valide di quelle della sfortunata Alfa6, l’Alfa di prestigio europea di fine anni ’70, che a fronte di cinque centimetri in più in lunghezza aveva un passo inferiore di ben tredici centimetri rispetto a quello della 2300. Le misure della grossa Alfa brasiliana erano sicuramente valide sotto il profilo dell’abitabilità interna, veramente notevole per l’epoca, ma l’utilizzo di uno styling ispirato a quello della media Alfetta compromise di molto il risultato estetico finale (e le immagini parlano da sole), almeno secondo i gusti noi europei. Meccanicamente, poi, nessun componente era in comune con l’innovativa media di Arese. Innanzitutto, le sospensioni, anteriormente a quadrilatero deformabile ma con molla elicoidale (l’Alfetta aveva le barre di torsione longitudinali) e posteriormente a ponte rigido, in luogo del famoso ponte DeDion. Il cambio, poi, era anteriore in blocco col propulsore (e non posteriore secondo lo schema transaxle dell’Alfetta). Il motore, garantito per 100.000 chilometri, era l’ennesima variazione sulla base del vecchio 1975 cc della FNM 2000: la cilindrata fu però portata a 2310 cc, la testata era in alluminio e l’alimentazione singola ottenuta tramite due doppio corpo Solex. Erogava 140 cv, capaci di spingere la vettura a 175 km/ora, portandola a 100 orari, partendo da 0 in 11 secondi e mezzo (DATI RELATIVI ALL’ALFA ROMEO 2300 DEL 1974). In pratica fu mantenuta l’impostazione meccanica della FNM 2000 – 2150 vestendo il tutto con una carrozzeria simile a quella dell’Alfetta. La plancia era simile a quella della prima Alfetta del ’72 e tale rimase sino all’uscita di produzione del modello, avvenuta nel 1988. Negli anni, questa grossa (e strana) berlina riuscì ad imporsi nel ristrettissimo mercato delle vetture di prestigio brasiliane dell’epoca, entrando nel parco auto della classe dirigente del paese. Le versioni furono molteplici: 2300 (’74 – ’78), 2300 B – ti – “Rio” (1978 – 1980), 2300 sl – ti4 (1980 – 1983), ti4 mod. ’83, ti4 mod. ’85 ed, infine, ti4 mod. ’86. Caratteristiche principali dell’evoluzione dei modelli sono il costante miglioramento della dotazione di accessori (con il climatizzatore di serie a partire dal ’78) ed il peggioramento altrettanto costante dell’estetica della vettura originale: ogni aggiornamento abbruttiva la linea di base fino all’ultimo modello del ’86 che, sempre secondo i nostri canoni estetici, era a dir poco discutibile… Da segnalare che, a partire dal 1978, tra gli azionisti della FNM – Alfa Romeo assunse particolare rilievo la Fiat. L’ultima Alfa Romeo brasiliana uscì dalle linee di montaggio nel 1988 dopo quattordici anni di produzione ed un tentativo fallito di importazione nei mercati nordeuropei: si parla di un lotto di mille Alfa Romeo 2300 “Rio” del ’78 ordinate dall’importatore tedesco (ad insaputa dell’Alfa Romeo italiana che, intanto, in preda a problemi finanziari, stava riducendo la sua influenza sulla ex filiale brasiliana).Quelle mille Alfa brasiliane pare siano state lasciate marcire per anni in un non meglio individuato scalo ferroviario.

Spesso il Fato ci riserva strane sorprese…

[ Articolo tratto da motor1.com ]